VINCITORI
Elena
Robin Hood, colui che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Colui che è stato l’ispirazione per il musical, un personaggio mitico che in un’epoca lontana in cui i vassalli facevano ancora il buono ed il cattivo tempo e chiunque non fosse d’accordo poteva tranquillamente morire in miseria (o peggio), lui capiva la sottile differenza tra essere un re con il popolo ed un re senza popolo: nel primo caso la corona è un peso, perchè ti devi occupare di tutti; nel secondo caso, la corona è solo il gioiello più prezioso di tutti.
E, halleluja, questo qualcuno l’ha capito, e, addirittura, è riuscito a comunicare quella stessa carica di emozioni, facendoci tanto sorridere quanto piangere. Certo, ci sono le eccezioni: coloro che si sentono dei veri eroi ma non lo sono, e quelli che dubitano fino all’ultimo di esserlo, eppure vanno avanti solo perchè sanno che c’è bisogno di loro.
I primi sono troppo sciocchi per dare ascolto alla paura, i secondi ci convivono a fatica.
Ma ce la fanno.
Quelli che prima vivevano di ricordi e fantasie, pronti a tutto meno che a fare seriamente qualcosa, che si facevano impunemente beffe di potenti e sfuggivano alle punizioni a costo di danneggiare gli altri, quelli che hanno pensato in prima persona per tutta la vita e non hanno mai notato prima che il “noi” è la prima persona plurale con la quale riferirsi ad un gruppo, quelli che non te lo saresti mai aspettato, insomma, sono quelli che poi prendono arco e frecce, si alleano con i tipi più improbabili e decidono che forse è ora di finirla con i soprusi. Certo, Robin Hood è leggenda ed il musical è solo una sua messa in scena, ma perchè non crederci?
Perchè non vedere oltre quello scenario onirico e mobile, oltre il trucco perfetto degli attori e le musiche da far battere il cuore, perchè non guardare attraverso tutto ciò e non crederci?
Sentirsi gli occhi lucidi ascoltando il coro dei poveri, immedesimarsi in Robin quando capisce che è la sua gente, riflettendo sulle sagge parole di Fra’Tuck e capendo, finalmente, che chi è eroe non lo è per un’ideale, ma soprattutto per quelli che credono in lui?
Perchè Robin non aveva più paura?
Perchè aveva un’intero popolo a credere in lui.
Non tutti furono dalla sua parte, ovvio. Eppure, anche i cattivi, nel loro piccolo, la ragione ce l’hanno.
Sono rimasta basita per un minuto buono quando mi sono resa conto che Giovanni Senza Terra, aveva i suoi buoni motivi per non volere Riccardo tra i piedi. Ho capito quell’amore malato di Guyo, il suo desiderio di possesso.
Dunque anche i cattivi, quelli che sono considerati cattivi, hanno un’anima?
Sì.
Come Robin, Marian, Fra’Tuck, i cattivi mi hanno fatto rabbrividire per il carico di emozioni che mi hanno trasmesso, tra luci rosse e cori angoscianti, canzoni meravigliose e cupe, che mi hanno fatto capire quanto si soffre al vedersi costantemente superati da qualcuno che sembra essere migliore di noi, e come l’amore non può essere nè a senso unico nè imposto con la forza.
Forse sono solo i miei occhi sognanti quelli che mi hanno fatto vedere tutto questo, forse la musica che mi ha rapito con prepotenza e portato ad una Sherwood di secoli fa alle prese con problemi sempre attuali come sono la lotta per la giustizia, l’amore, l’essere se stesso in relazione con gli altri.
Forse è solo colpa degli attori eccezionali e di un coro meraviglioso, di uno scenario perfetto, colpi di scena entusiasmanti, costumi da favola, battute esilaranti e profonde, mille ed un trucco per strapparmi dalla mia poltroncina rossa, statica spettatrice, e farmi ridere fino alle lacrime, ripetere come in trance le battute più belle, spalancare gli occhi sbigottita per le coreografie, così da farmi ringraziare, gridare di gioia ed applaudire per minuti interi, fino a spellarmi le mani.
Perchè Robin Hood, per le due ore del musical, non è stato solo una leggenda.
È stato un uomo, un eroe per gli altri e per se stesso, che è sceso a patti con la realtà, anche se non gli piaceva.
Un eroe umano, fragile, che gli errori non ha smesso di farli solo perchè ha sconfitto un “altezza che non era all’altezza”. Ha continuato a non capire i lampanti sentimenti di Nuvola nei suoi confronti, accorgendosene solo all’ultimo. Eppure, con tutti i suoi difetti non ha smesso di essere un’eroe.
Non ha smesso di essere qualcuno in cui credere.
E forse, una cosa che ho imparato da quel musical, è che, nonostante noi stessi, i nostri difetti e paure, siamo tutti quanti dei possibili eroi, possiamo esser anche noi qualcuno in cui credere e che, sforzandosi, può cambiare qualcosa.
E se i “qualcosa” si sommassero, cosa potrebbe cambiare?
Elena
Copyrights by Nausica S.r.l. - Via Monte Pertica, 11 - 00195 Roma - P.i. 10055001001 - Designed and Powered by
Melt ADV 2008